Sono cose da grandi

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Titolo: Sono cose da grandi

Autore: Simona Sparaco

Casa editrice: Einaudi

Anno di pubblicazione: 2017

Prezzo: € 12,00

LA MIA RECENSIONE

Simona Sparaco è, a mio giudizio, una delle autrici più profonde del panorama letterario italiano. Ho avuto modo di conoscerla ed apprezzarla per la prima volta con la lettura di “Nessuno sa di noi” e, anche con questo nuovo romanzo breve, non mi ha delusa. Il libro è la “lettera” che Simona decide di scrivere al figlio Diego per aiutarlo a superare e per cercare di giustificare quanto sta succedendo nel mondo intorno a noi. Un tir che travolge le persone in festa sulla Promenade des Anglais, una forte scossa di terremoto che ha messo in ginocchia l’Italia e i continui riferimenti all’ISIS e al terrorismo: ecco i terribili avvenimenti davanti ai quali un bambino si ritrova, suo malgrado, a dover far fronte. L’autrice, nei panni di madre e narratrice, cerca di spiegare a un bambino piccolo che il male, purtroppo, ci circonda anche se noi cerchiamo di tenercene alla larga e che ogni giorno diventa sempre più difficile trovare cose belle e pure in grado di riscaldare un po’ l’animo.  Un romanzo ben scritto che rappresenta una bellissima dedica d’amore di una mamma verso il suo bambino e che mette bene in luce le sensazioni che tutti noi abbiamo provato nel 2016 (e ancora continuiamo a provare) nell’apprendere certe notizie sconvolgenti dalla televisione. Un’ottima prova che conferma le indiscusse capacità letterarie di Simona Sparaco.

Da quel momento in avanti vi sembrerà di non esistere più, almeno non con la stessa identità. Questo, non lo spiegano mai abbastanza alle aspiranti madri. Non esiste un’informazione preventiva e adeguata su come la maternità stravolga la mente di una donna. Un disastro. Anche se nell’opinione comune resta il disastro migliore che vi possa capitare.

IL MIO VOTO (DA 1 A 10) E’… 9

Profondo, piacevole e ben scritto. Un libro che si legge in un paio di ore e lascia molto su cui riflettere.

LA RECENSIONE DI IBS

Un giorno, davanti alla televisione, per la prima volta Simona riconosce negli occhi del figlio la paura. E non è la paura catartica delle fiabe, è quella suscitata dalla violenza del mondo. La frase usata fino ad allora per proteggerlo «sono cose da grandi» non funziona piú. Cosí decide di rivolgersi a lui, con semplicità, per dirgli ciò che sulla paura ha imparato. Ma anche per raccontargli la dolcezza di una vita quotidiana a due, tra barattoli pieni di insetti e scatole magiche dove custodire i propri desideri. Scrivendogli scopre la propria fragilità, e in questa fragilità, paradossalmente, una forza. In questo tempo incerto e minaccioso, una madre prova a decifrare il mondo per suo figlio, reinventandolo attraverso i giochi e le storie che crea ogni giorno per lui.

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